Chi sono

Mi chiamo Massimo D’Antoni, sono un economista e insegno Scienza delle Finanze all’Università di Siena. Potete trovare tutte le informazioni sulla mia attività accademica consultando la mia homepage.

Qui su ragioni di scambio trovate invece il mio blog, che aggiorno con assiduità variabile, nonché molti dei miei interventi di carattere politico o comunque non accademico degli ultimi anni.

L’impegno politico. Dal 2010 fino al 2013 ho collaborato con il Dipartimento Economia e Lavoro del Partito democratico. Tra il 2013 e il 2014, per circa sette mesi, sono stato al Ministero dell’Economia e Finanze, come capo-segreteria del vice-ministro Stefano Fassina. Successivamente mi sono allontanato dal Pd, per dissenso sulla linea politica e le scelte di governo in tema di lavoro, istruzione e riforma costituzionale. Vorrei che la sinistra recuperasse la sua vocazione sociale e popolare, il suo radicamento nel mondo del lavoro e il suo impegno per la difesa di chi è in condizioni di sfruttamento e vulnerabilità.

Cosa penso della fase che stiamo vivendo. Le maggiori conquiste politiche del XX secolo sono state l’affermazione della democrazia moderna a suffragio universale e l’estensione dei diritti sociali attraverso il sistema di welfare. Oggi tali conquiste sono minacciate. Si è rotto l’equilibrio che nel dopoguerra aveva consentito agli stati di tenere a freno la naturale tendenza del capitalismo a produrre diseguaglianze e instabilità economica e politica. Affermare la centralità del lavoro, ridurre le diseguaglianze economiche e difendere i diritti sociali, realizzare un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale: sono obiettivi realizzabili solo mettendo in discussione la globalizzazione neoliberista e l’ideologia che la sostiene. L’architettura europea come si è realizzata dal trattato da Maastricht in poi, a partire dalla moneta unica, è purtroppo parte del problema; essa spinge i paesi ad una competizione al ribasso, smantellando il welfare e le tutele del lavoro in nome degli interessi dei creditori e della finanza. Il modo in cui l’integrazione europea è stata realizzata ha trasformato un progetto di convivenza pacifica e di cooperazione in uno strumento di compressione degli spazi di democrazia e dei valori affermati nelle costituzioni nazionali dei paesi membri.


Ragioni di scambio riprende il titolo del blog che avevo sul sito on-line de l’Unità quando, nel periodo 2011-14, collaboravo con questo quotidiano come editorialista sui temi economici.